Quando il Natale arriva lo senti nell'aria. la città si illumina a festa, i negozi si vestono di luci e lustrini, la gente cammina con la schiena ricurva per via di quelle buste pesanti piene di doni, qualche sorriso spunta qua e là.
Ma non è l'unica cosa a farsi sentire... Anche quando le cattive notizie giungono, sai del loro arrivo prima che ti vengano palesate. Incontri che saltano, inviti concessi con un sorriso finto, fintissimo (più finti della mia borsa di fendi direbbe qualcuno), silenzi che portano avanti altri silenzi. Domande a cui non c'è risposta se non quella che credi più plausibile "mi dispiace... titoli di coda... the end"
E quel The end non solo lo sento nell'aria, l'ho visto aleggiare nell'aria insieme a "la tua fermata è giunta, devi scendere" e continuo a vederlo in quei sorrisi carichi di malinconia e tristezza delle persone che mi circondano...
... è quasi giunta l'ora, scendo, ma so che a qualcosa in questo viaggio son servita: questo mezzo di trasporto è un po' più rosa shocking e molto più sgara di quando sono arrivata.
Ad ogni modo è stato un bel viaggio: grazie a tutti!


"Ecco cos'è imparare dopotutto, non importa se si perde la partita, ma conta come la si perde e in che modo mutiamo, noi, a causa di questa sconfitta, eppoi conta quel che ne ricaviamo, qualcosa che prima non avevamo e che potremmo applicare ad altre partite.
Perdere - in un certo qual modo curioso - è vincere"
Richard Back
Un ponte sull'Eternità

Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso

"Amici, credo che sia
meglio per me ricominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite, è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte;
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene granché:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo - ed è normale
anche questo - odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al "vero" Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento."
Non devi necessariamente interpretarla, trovarci necessariamente un messaggio. Vedila come un arrivederci.
E' un componimento triste, ma dolce. Volevo che portassi con te qualcosa che ti ricordasse me.
Come la vita ci ha abituato, le strade che percorriamo in compagnia delle persone che conosciamo, amico e collega nel mio caso, si allontanano. E come io ho abituato la vita, resto in attesa del prossimo incrocio.
Buon viaggio e in bocca a lupo.
Francesca